ALCUNE PECULIARITA'



CONTESTUALIZZAZIONE FONETICA

Una delle caratteristiche distintive del dialetto salentino è quella che possiamo chiamare una marcata contestualizzazione fonetica. Quasi tutti i fenomeni di seguito illustrati (aferetismo, raddoppiamento, protesi, betacismo ecc.) sono spesso legati al contesto del discorso.

ESEMPI

Ulìa cu vvau a Maje” “Oi vveni cu mmie?” “Nun bulìa cu tte dau fastitiu” “Nu tte preoccupare: quannu vau passu e te piju”

Vorrei andare a Maglie” “Vuoi venire con me?” “Non vorrei importunarti” “Non ti preoccupare, quando vado passo a prenderti”



“Crai aggiu scire a llu duttore” “Nu šcire tardu, se no lu duttore nu llu rovi” “Se nu llu ṭrou crai, lu ṭrou buscrai”

Domani devo andare dal medico” “Non andare tardi, altrimenti non lo trovi” “Se non lo trovo domani, lo troverò dopodomani”

AFERETISMO

In un altissimo numero di parole si ha la caduta della vocale iniziale. Nella flessione di alcuni verbi le forme aferetiche si alternano a quelle integrali.

RADDOPPIAMENTO

Fenomeno opposto all'aferetismo è il raddoppiamento della consonante iniziale. Questo fenomeno si verifica, regolarmente, dopo un monosillabo.

PROTESI

Fenomeno analogo al raddoppiamento è l'aggiunta di un elemento non etimologico all'inizio della parola.

PREVALENZA DELLE SORDE SULLE SONORE

Le palatali e dentali sorde tendono a prevalere sulle corrispondenti sonore, per cui alla “d” ed alla “g” degli etimi spesso corrispondono nelle forme dialettali, rispettivamente, la “t” e la “c”.

esempi: pete (piede), vitire (vedere), catire (cadere); manciare (mangiare), uncire (ungere), spincire (spingere).

BETACISMO

Con tale termine si indica il fenomeno fonetico per cui il suono labiodentale sonoro (“v”) si alterna con il corrispondente bilabiale (“b”). Nel dialetto salentino di nostro interesse tale caratteristica è molto diffusa, per cui da una parte troviamo forme come “nu bbisciu” (non vedo ), “cce bboi” (che vuoi), dall'altra forme come “varva” (barba), “vašciu” (basso).

SCARSO NUMERO DI DITTONGHI

L'esito costante della “ĕ” e della “ŏ” toniche del latino nella lingua italiana è la dittongazione, rispettivamente, in “ie” e “uo”. Nell'area dialettale salentina di cui ci occupiamo tale fenomeno è assente. Ciò la caratterizza in modo molto netto rispetto alla zona di Lecce e dintorni.

esempi: pĕde(m), piede, pete; mĕl, miele, mele; bŏnu(m), buono, bbonu; cŏr, cuore, core.

CONIUGAZIONI ALTERNATIVE

(VERBI SOVRABBONDANTI)

Quasi tutti i verbi della seconda coniugazione italiana assumono la desinenza della terza. Alcune voci verbali, però, mantengono, in alternativa alla terminazione in “ire”, anche quella in “ere”, propria dell'etimo, del quale conservano anche le altre caratteristiche fonetiche.

VERBI BITEMATICI

In un numero consistente di verbi che hanno nell'ultima sillaba del proprio tema una “u” (per es. “rrustire”, “spunźare”) o una “i” (per es. “spizzare”, “pinnire”), si tende a sostituire dette vocali, rispettivamente, con la “o” e la “e” in tutte quelle voci in cui l'accento cade sulla sillaba che le contiene.

MODESTA RILEVANZA DELL'INFINITO

Il dialetto salentino ignora l'uso dell'infinito sia nelle proposizioni subordinate che in congiunzione con i verbi servili, ad eccezione di “putire” (potere) ed “ire” (dovere) e di alcuni altri verbi, come “ncuminciare” (incominciare), “zziccare” (idem), “ncignare”(idem). Con questi ultimi la dipendente può assumere anche forma implicita (“nu ncignamu a lliticare” = non cominciamo a litigare) oltre che la più ordinaria forma esplicita (“nu ncignamu cu lliticamu”).

ASSENZA DEI TEMPI FUTURI

L' idea del futuro viene espressa dal presente accompagnato da avverbi o locuzioni avverbiali di carattere temporale riferite a fatti, circostanze, condizioni avvenire.

SURROGA DELL'INDICATIVO AL CONGIUNTIVO

Il congiuntivo ha un uso molto limitato, per cui quasi sempre è sostituito dall'indicativo.



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