IL VERBO


VERBI AFERETICI


Come abbiamo già visto, una delle caratteristiche distintive del dialetto salentino è l'aferesi delle vocali, in particolar modo nei verbi con prefisso.

esempi

alzare = zzare, incollare = ncuḍḍare, insultare = nzurtare, acconciare = ccunzare

Per effetto di tale fenomeno, come si può notare, si verifica una riduzione del numero delle sillabe che costituiscono la parola. Mentre per tutti gli altri verbi ciò non produce alcun effetto, nella flessione dei verbi bisillabi si ha un recupero della vocale elisa in tutte quelle voci che altrimenti sarebbero monosillabiche (prima, seconda, terza persona singolare dell'indicativo e del congiuntivo presenti, prima singolare dell'imperativo) (1). Il fenomeno ricorre anche nella terza persona plurale, in analogia con la flessione di tutti gli altri verbi, per i quali detta voce č sempre modellata sulla terza singolare (in italiano sulla prima).

esempi

nchire (riempire)

indicativo presente: inchiu, inchi, inche, nchimu, nchiti, ěnchene

imperfetto: nchìa, nchivi, nchìa, nchìune, nchìuve, nchìune

 

zzare (alzare)

indicativo presente: azzu, azzi, azza, zzamu, zzati, àzzane

indicativo passato remoto: zzài, zzasti, zzàu, zzamme, zzasteve, zzara

(1)Nel dialetto salentino, a differenza che nell'italiano, di norma non si trovano voci verbali monosillabiche, anche al di fuori del caso sopra prospettato. Per evitarle, si ricorre all'epitesi o all'epentesi. Si vedano, per esempio, i verbi “stare” ("stau", "stave", "stane", "statte"), "fare" ("fane"), "dire" ("dine").



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